Di Giulio Rabagliati, Da qualche parte tra le nuvole - edizioni De Ferrari - Genova
Prezzo € 12,90

4 - 1- 1918

Ieri sera ha nevicato: leggera e continua la neve è caduta per tutta la notte.
Mi aspetto di uscire dalla tenda e di essere accolto dai freddi batuffoli che impediscono di vedere.
Oggi sarà una giornata di quelle in cui l'aviazione non esiste. L'unica nostra attività sarà spalare la neve dalle ali e dal campo, per impedire che si accumuli troppo e per restare pronti a decollare non appena il tempo lo permetterà.
Se continuasse a nevicare per un'intera settimana, o per un mese, o per sempre... Sarebbe come se la guerra fosse finita.
Scosto la tela che chiude l'entrata. Il sole è ancora ben basso sull'orizzonte. Ma il cielo è sereno!
Sono combattuto, ma è un attimo, tra il desiderio di salire sul mio aereo e riprendere le missioni, e il rimpianto per la prevista sonnacchiosa giornata tra la branda e il paese.
E' un attimo.
La neve ha ricoperto tutto.
Tende, armi, aerei, la pista, la strada...
Tutto è uniformemente bianco.
Davanti alla tenda il campo è liscio e pulito; non ci sono ancora tracce di passi, di attività.
In poche ore, certamente, si provvederà a ripristinare sentieri asciutti tra le tende, la pista verrà ripulita e gli aerei riprenderanno la normale attività di volo.
E no!
Questa non voglio proprio perdermela.
Secondo il programma io avrei dovuto fare la prima pattuglia. Voglio provare a decollare ora, quando ancora è tutto così pulito.
Raggiungo il Camel, ed è un peccato che i miei piedi debbano violare questo foglio candido.
Le neve ne ricopre l'ala superiore ed i piani di coda, li spolvero delicatamente.
Mi spiace scoprire il solito colore della tela sotto il bianco immacolato della neve. Ma devo verificare l'efficacia delle parti mobili, dei piani di coda e degli alettoni.
Devo pulire la presa d'aria dei carburatori, il tubo di Pitot, le mitragliatrici.
- Tenente, già pronto?
- Si, caporale. Dammi una guardata al motore e facciamolo partire.
- Bisogna aspettare che ripuliscano la pista.
- Negativo. Ci sono solo pochi centimetri di neve, e non me la perdo una pista così candida.
- Come vuole, signore, ma sono sicuro che a qualcuno non piacerà.
- Liberi di criticare. Gira libera?
- Libera, signore. Devo solo drenare i carburatori, potrebbe aver condensato.
- Ho già controllato io: è tutto a posto.
- Dia due o tre smanettate e chiuda l'aria.
- Magneti su “On”.
- Comandi liberi.
- Puoi avviare.
- Qualcuno protesterà, lo sento.
Il motore si avvia quasi in silenzio: la neve sul cofano e sulle marmitte gli permette un suono molto più ovattato del solito. Questo mi mette un istante di apprensione, ma gli strumenti sono tutti OK.
Pressione olio, giri,...
- Qualche istante in più, l'olio era quasi gelato.
- Lo scaldo raggiungendo la pista. Per favore tienimi bassa la coda, non vorrei che la neve mi facesse puntare le ruote e mi cappottassi.
- Anche per questo a qualcuno non piacerà.
Marcel ha perfettamente ragione. Ad essere fiscali sto solo eseguendo gli ordini, ma in realtà dovrei aspettare una qualche decisione del comandante.
Mi rendo conto perfettamente che sto correndo rischi inutili.
Ma un volo così è un'occasione unica.
Non succederà nulla. Anzi... anche i Tedeschi avranno a che fare con la neve, e la probabilità di incontrare una loro pattuglia oggi, a quest'ora, è veramente bassa.
- Allineato. Puoi lasciare, grazie. Ho il pieno, sarò di ritorno come stabilito.
- Au revoir, liutenant.
- Au revoir, mon ami.
Do manetta dolcemente, tenendo alto il muso.
Come prevedevo, lo strato gelato è abbastanza sottile e la neve sufficientemente polverosa. Il Camel non risente quasi dell'ostacolo e la corsa di decollo avviene come al solito.
L'aria provvede quasi subito a ripulire completamente ogni superficie. Ad eccezione per un piccolo deposito qui, dietro al parabrezza.
Raggiunti i cinquecento piedi viro per ripassare sul campo, prima di allontanarmi verso nord ovest.
Come immaginavo: dall'alto oggi il campo è quasi invisibile. Anche il mio decollo non ha lasciato tracce evidenti.
Ho due pensieri nella mente: lo spettacolo di cui sto godendo, immacolato e quieto, in mezzo a questa carneficina assurda. E' come se avessero bandito la guerra, come se non ci fosse mai stata. Come se l'uomo non avesse mai toccato questi campi.
E l'altro, più pratico: con tutta questa uniformità di paesaggio, basterà distrarsi un istante per non ritrovare la via di casa.
La facile linea del torrente, che ti indica, proveniente da nord, la direzione a pochi minuti dal campo, è stata cancellata, come una linea a matita da un foglio da disegno.
E anche il vicino villaggio di Bertangles ha perso molti dei suoi lineamenti caratteristici.
Mi appunterò ogni cambiamento di rotta. Non essendoci vento non dovrebbe essere impossibile ripercorrere lo stesso cammino a ritroso.
Non è più freddo del solito.
Anzi... la neve, facendotelo sembrare naturale, rende il gelo molto più sopportabile.
Intendo raggiungere la linea delle trincee e poi seguirla verso nord, mantenendomi a non più di un miglio all'interno del territorio nemico.
Se per caso venissi colpito o se comunque fossi costretto ad un atterraggio di emergenza, sarebbe veramente impossibile scegliere con certezza un buon campo di fortuna.
La neve renderebbe invisibili gli ostacoli, tronchi, buche, solchi, rocce o altro.
Un volo senza problemi... ecco in cosa spero.
Laggiù ci sono le trincee.
La neve, coprendo le installazioni militari, le buche, le armi, i sacchi di sabbia... Rende tutto apparentemente tranquillo, pulito, “pacifico”.
Da qui bisogna sforzare non poco la mente per immaginare le reali condizioni di quei ragazzi, ai quali la neve è ben lontana dal rendere la vita più piacevole.
Quella stessa neve che sembra così soffice e pulita da quassù, come fa presto a mutarsi in gelida acqua sporca che penetra nelle baracche, negli zaini, sui giacigli, rendendo umidi e freddi gli abiti e le coperte. Rendendo ostili i ricoveri e torturando chi cerca un appoggio asciutto per sedersi o per coricarsi un istante.
L'unico suo possibile buon effetto potrebbe essere il rendere talmente lento l'avanzare sui campi scoperti da sconsigliare agli ufficiali di ordinare assalti.
Eccole, le linee nemiche.
Altrettanto candide e immacolate.
Sarebbe bello se tutti potessero vedere quello che vedo io.
Potrei scendere e mitragliare le loro postazioni. Ma sento dal profondo del mio io che non sarebbe un'azione degna di un uomo.
Sarebbe bello se questo spettacolo facesse capire a tutti quanto è assurda e inutile questa carneficina quotidiana.
Eppure basteranno poche ore di sole, basterà il riprendere degli obici dei cannoni a cercare carne da macellare, ciechi insensibili magli di un annoiato dio del caso.
E nuove buche, nuovi corpi, nuovo fango, rimescolando e ammarcendo i colori dei campi esausti, ricorderanno a tutti che siamo qui per ucciderci e per morire, per giocare questa incredibile gara contro noi stessi, la nostra umanità.
Ancora una volta ringrazio Dio di essere su questo aereo, che con la sua tela e il suo motore mi tiene in un mondo a parte. Rendendo tutto questo fantasticamente simile ad un vero gioco.
Il mio Camel: se non ci fosse la guerra mi piacerebbe essere ugualmente dove sono, tremila piedi sui campi immacolati, ad osservare la potenza di una natura che in una sola notte può nascondere in pochi centimetri di neve tutto quello che caratterizza centinaia di chilometri quadrati di terreno.
Sia fatto dall'uomo o da Dio, o dal tempo.
Il mio Camel... Sono convinto nel mio intimo che anche lui, una macchina, in qualche modo goda di queste sensazioni.
Probabilmente è il ricordo di come i cavalli sentano il terreno al mattino, di come condividano gli stati d'animo del cavaliere.
Sento che il mio Camel non ha voglia di combattere: il motore a millecinquecento giri è un naturale sottofondo a questa gita.
Se non ci fosse la guerra oggi mi sarebbe piaciuto ugualmente essere qui dove sono con questo vecchio amico!
Se i miei conti sono corretti a circa venti miglia ad est c'è il campo del Jagdgeswaders di Goering.
Essere qui da solo in una giornata come questa, quando il mio motore, nel silenzio totale, può sentirsi già a dieci miglia, è di per se un notevole azzardo.
Eppure sento che non c'è pericolo.
Ma so anche che non posso seguire le mie sensazioni. Ho dei limiti assoluti... il carburante...
A questo regime ne ho ancora per due ore, ma se dovessi combattere dovrei risolvere tutto in meno di venti minuti per poter sperare ancora di rientrare.
Inoltre, anche se tutto sembra in perfetto ordine, non ho affatto provato le armi e non posso essere sicuro al cento per cento che non abbiano subito danni dal gelo notturno.
Le prime ore del mattino sono le più pericolose. Il sole è basso ad Est, ed è proprio da li che arriverebbero i Fokker.
Bassi da oriente, col sole alle spalle. Non potrei vederli neanche se guardassi esattamente nella loro direzione... Neanche sapendo esattamente dove sono.
Questa gita, ragionandoci, nonostante l'apparente completa quiete, potrebbe rivelarsi una vera trappola.
Sparo una raffica per provare la mitragliatrice.
OK. Nessun intoppo.
Tutti gli strumenti sono in ordine. I comandi liberi e fluidi, cintura ben allacciata.
Le nostre linee sono alla mia sinistra, non ho spazi certi per atterrare, ma il primo nostro avamposto è a sei miglia ad ore dieci.
Se attaccano lo fanno da destra, dalla parte del sole.
E' veramente fastidioso. Non riesco a vedere nulla. Ma almeno non mi saranno alle spalle.
Il pericolo aumenterà tornando indietro: mi attaccherebbero alle spalle e protetti dal sole.
Ancora dieci minuti.
Poi viro e mi butto in picchiata a tutta velocità.
Voglio passare le linee e rientrare come se stessi scappando. Del resto, se mi limitassi a virare e mantenessi questa velocità, potrebbero arrivarmi in coda a meno di cento metri senza darmi alcuna possibilità di avvistarli.
Meglio fare quota.
Se mi butto in picchiata, col sole alle spalle, sulle nostre linee, rischio che mi sparino addosso i nostri buoni fanti.
Per un attimo qualcos... c'è qualcosa nel sol.... e non è francese!
E' più basso di me, potrebbe non essere nulla, solo un riflesso negli occhiali... Un'ombra... di quelle che si producono sulla retina quando si guarda verso il sole.
Ma se è un Fokker... Si terrà in favore di sole e mi virerà addosso all'ultimo istante, cercando di colpirmi con la prima raffica.
Potrei... Lui mi ha senz'altro riconosciuto... E sarà ansioso di abbattermi.
Potrei aspettarlo, lasciandogli credere di potermi sorprendere. Virando stretto un attimo prima di quanto possa aspettarsi e... Ma potrebbe sparare al primo passaggio, di fronte. Se è un novellino mi sparerà di fronte e, se è bravo, non ci casca.
E' incredibile quante tattiche diverse io stia valutando in pochi secondi. Mi rendo conto, quando ci penso, che è questa la differenza tra i veterani e i novellini: la capacità di pensare e scegliere durante il combattimento.
Il cervello invece dell'istinto.
Tutto motore e massima salita!
Mi passerà dietro troppo basso.
Può provare a sparare... ma così basso, se alza il muso per colpirmi, stalla di certo... avrà solo un istante e poi o stalla o mi passa dietro, e stavolta il sole darà una mano a me.
Vai bello, sali!
Eccolo... E’ un Albatros. E’ basso... arranca per prendermi. Non ha capito!
Adesso sparerà una raffica. E cercherà di tenermi nel mirino. Ora... vedo le fiamme sulla mitragliatrice... Non può colpirmi... E' uno giovane. Tirerà su il muso per tenermi nel mirino, perdendo velocità. Tra un secondo sarà costretto a pensare a non stallare.
Ora!
Tutta la barra a destra, via motore. Per non cadere in vite. Senza perdere tempo,  mi rovescio, sta riprendendosi sfilandomi a sinistra.
Tutta la cloche a sinistra e piede destro, chiudo il tonneau e lo riprendo esattamente nel mirino. Premo il comando di sparo.
Lo sto uccidendo... e contemporaneamente mi trovo a urlargli con la mente di buttare giù il muso e rovesciarsi. Tutto motore e giù il muso, poi cloche a destra e...
E' colpito, devo aver colpito il pilota. Non fa fumo, ma si capisce da come gira su se stesso. Aumenta la velocità: troppo veloce per essere ancora cosciente.
Tra un attimo sarà troppo veloce.
Non posso sentire il rumore del fuorigiri, ma è come se lo stessi vivendo con lui.
La differenza tra me e lui è stata la ragione.
Io potevo ragionare, scegliere.
Lui probabilmente avrà visto il mio aereo.
Avrà fatto come gli hanno insegnato: col sole alle spalle, sino a virarmi in coda e poi una raffica precisa.
Ma poi avrà visto le ali rosse e blu, e mi avrà riconosciuto.
Nella sua mente c'era già la medaglia, il racconto agli amici.
Avrà pensato a dopo... forse sarebbe venuto a piedi a raccogliere qualche pezzo del mio aereo.
E io ho fatto quota... e avrà pensato: No! Non posso perderlo!
E allora solo gli occhi e le mani, non più il cervello.
Vede la preda che scappa e non riesce a fare altro che cercare di tenermi nel mirino.
Ma sei su di un aereo, figliolo, e prima di tutto devi farlo volare.
Chissà se avrebbe capito. Se fosse sopravvissuto... Forse.
L'aereo impazzisce, non va dove vuoi... cade... Un istante per ricordarsi le parole dell'istruttore: giù il muso per riprendere velocità.
Ma io ero già dietro di te e il gioco non da una seconda possibilità.
Sono stato fortunato a cominciare all'epoca dei Morane- Saulnier.
Erano talmente lenti che ogni cosa accadeva in momenti diversi.
Se stallavi, era più facile perdere completamente di vista il nemico, piuttosto che trovarselo addosso.
Nessuno ti seguiva in basso, perché ci volevano dei bei minuti per riprendere la quota persa.
Era facile che ti lasciassero andare, continuando a cacciare i compagni in quota e lasciandoti ai fucili dei cecchini.
Il Morane... sembrava che ti facesse un piacere a tenerti su.
Se avessi avuto il Camel, allora...
Forse mi sarei ammazzato alla prima virata!
Adesso non hai più tempo. Un errore e il nemico ha già virato e ti ha colpito.
Comunque non mi sembra il caso di insistere.
Mantengo tutta velocità e via sulle linee. Non si lasciano i novellini soli, e Goering e gli altri allegri becchini del suo stormo non sono tipi da lasciarsi scappare un Camel rosso e blu.
Sono quasi a ridosso delle nostre trincee. Volo verso ovest e quindi ho il sole alle spalle, il Camel è più veloce dei Fokker e comunque non è più lento degli Albatros. Se ne avessi alle spalle potrei contare solo sulla velocità, per sfuggire.
Mi volto frequentemente: so che sono da qualche parte, la dietro.
Ma non li vedo!
Ottima idea quella del volo solitario sulla neve.
Veramente una grande idea!
Non sono affatto tranquillo. Ma nessun aereo potrebbe raggiungere un Sopwith Camel lanciato a tutta velocità.
Adesso vedo Bertangles, il campanile.
Davanti a me c'è il campo.
Devo verificare di non aver aerei nemici con me.
Non posso certo atterrare lasciando via libera sul campo ai caccia tedeschi!
Adesso, comunque, posso contare sul fuoco amico dei fanti e degli avieri, e conosco abbastanza il terreno da poter atterrare in sicurezza anche su un campo innevato in caso di emergenza.
Tiro su il muso per eseguire un “Immelmann”. Mi ritroverò ad aver virato di centottanta gradi senza aver lasciato ad eventuali inseguitori il facile bersaglio del mio fianco, come farei virando normalmente.
Nessun nemico!
Ho ancora carburante per trenta minuti. E' poco per un combattimento, ma abbastanza per dare il tempo agli altri di decollare in caso di attacco.
Tutto tranquillo.
Sforzo gli occhi in tutte le direzioni. Nessun avversario in vista.
Forse anche il tedesco era decollato per un tranquillo volo di ricognizione, e forse anche lui stava godendo dell'immacolato spettacolo dei campi innevati di fresco.
Forse era solo un ragazzo...
Probabilmente era solo un ragazzo!
Non era certo da molto che volava. Forse era la prima volta che incontrava un nemico.
Quando Charles ed io abbiamo cominciato a volare, il solo decollo e atterraggio erano già un'impresa da raccontare.
Erano più gli aerei che si rompevano per manovre errate che quelli realmente abbattuti dal nemico.
E non conoscevi l'avversario.
Era solo un aereo con insegne diverse. E per quanto fosse esperto il pilota, non poteva esserlo poi molto più di te!
Nessuno, in tempo di pace, aveva mai provato un duello aereo.
Eravamo veramente alla pari. Stavamo scoprendo insieme come si vola.
Insieme.
Chissà quanti dei piloti che ho incontrato hanno imparato qualcosa da me, novellino, così come io imparavo da loro.
Se avessi potuto incontrarli, dopo il volo, e discutere di quanto era successo.
Sarebbe un bel gioco. Forse varrebbe la pena di farlo ugualmente.
In tre anni gli aerei sono diventati un mezzo veramente affidabile.
Senti come vola il mio Camel!
Posso eseguire un looping senza neanche dover affondare.
Se avessi provato a farlo con il Morane avrei stallato ancora prima di essere in verticale.
Certo da questa guerra resterà qualcosa.
Con questo aereo ho già percorso tante miglia quanto almeno cento volte la strada da qui a Londra. Se avessi dovuto farlo in auto o in treno, o a cavallo, quanto avrei impiegato?
Gli uomini impareranno che gli aerei sono il più efficace mezzo di trasporto possibile.
Ed anche il più divertente.
Non c'è paragone tra quello che si gode da quassù e il panorama che si osserva da un treno.
Quando vado in auto o in treno, adesso, mi sento in gabbia!
Voglio scoprire se il ragazzo tedesco se l'è cavata.
Gli scriverò. O scriverò alla sua famiglia.
Non doveva essere diverso dai giovani ufficiali di rincalzo che sono arrivati ieri dall’Inghilterra.
Solo che stava dall'altra parte.
Forse ce l'ha fatta: l'aereo non era danneggiato, e magari lui ha ripreso il controllo prima di precipitare.
Forse ha solo fatto un brutto atterraggio sulla neve, da qualche parte.
Meglio scendere, sono quasi a secco. Adesso non servirei più a nulla quassù!

Le manovre acrobatiche Tecnica di volo, atterraggio e decollo in montagna Le aviosuperfici e i ghiacciai atterrabili della Val d'Aosta e dell'Alta Savoia Parapendio e volo libero Il volo tra le montagne

       

DA QUALCHE PARTE TRA LE NUVOLE
Di Giulio Rabagliati, Da qualche parte tra le nuvole - edizioni De Ferrari - Genova
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